Nel deserto del Qatar il paesaggio di rocce e sabbia modella la silhouette del progetto. I setti che indicano l’ingresso principale del resort ruotano in un movimento organico per generare una sorta di conchiglia. I due lunghi muri proteggono il complesso dai venti dominanti di nord-ovest, Shamal, seguendo l’antica saggezza degli accampamenti nomadi.
L’asse centrale è una sorta di colonna vertebrale che galleggia sul terreno, creando un sistema coperto che contiene i principali servizi per gli ospiti: reception, ristoranti internazionali, aree per lo shopping, ristoranti tradizionali, sale da té. Questi elementi sono chiusi da partizioni “leggere”, vetrate o schermate, secondo le tecniche tradizionali di lavorazione del legno. L’enorme shell è un corpo organico che si muove a pochi metri dal terreno. Essa riesce, a volte, a toccarlo, come nei patii interni in cui trovano posto i grandi bracieri della tradizione nomade. Su questa spina si innestano i percorsi che portano alle camere e ad altri spazi pubblici esterni: le piscine e il teatro all’aperto per la falconeria.
Il progetto Shamal nasce da un’unità di base, la tenda. Le camere sono concepite come alloggi che reinterpretano l’architettura tradizionale, applicando soluzioni tecnologiche contemporanee. Il risultato è un complesso altamente efficiente in termini di energia, illuminazione e comfort interno per gli utenti. L’intervento si inserisce nel paesaggio secondo un sistema aggregativo che riprende il tema dell’accampamento.
Gli alloggi sono sollevati dal suolo su una piattaforma in legno, su cui si collocano gli spazi climatizzati delle camere, un patio protetto da muri e una zona di ingresso, coperta di tappeti. Gli alloggi si declinano in diverse unità, tramite l’aggregazione di uno o più moduli. Nella loro forma più ampia formano delle ville private, che segnano il confine meridionale, aperto verso il deserto.
A completamento dell’impianto, un ippodromo e un campo da golf a 18 buche permettono agli ospiti ulteriori spazi di loisir. La spina centrale si ritorce leggermente nella parte finale e si insinua nelle dune del deserto. Ne emergono solamente degli osservatori puntuali, vere e proprie torri silenziose, dalle quali scrutare indisturbati il cielo.
Pubblicato in The Plan ed. digitale 11.05.2021
Finalista The Plan Award 2020